Come seguire Gesù odiando padre, madri, fratelli e sorelle

Come seguire Gesù?

Nel Vangelo c’è un famoso passo in cui lui dice che “Se uno viene a me e non odia suo padre, sua madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, non può essere mio discepolo“.

Molti si affannano a sottolineare che al tempo in cui Gesù parlava e nella sua lingua, la parola “odiare” non era usata nel modo in cui la intendiamo noi, ma nel senso di “preferire” qualcosa di diverso.

Per cui il messaggio dovrebbe essere che per seguire Gesù devi preferire Lui a tutto il resto, a tutti gli altri.
In una delle lezioni del mio corso “Chi crede in Dio è sempre felice” cito questo passaggio e spiego che secondo me Dio deve essere al primo posto e poi, al secondo, tutti e tutto il resto.

Una mia studentessa mi ha scritto, un giorno, che non riesce a mettere Dio prima della sua famiglia.
Così mi è venuto in mente una metafora che può rendere l’idea di cosa intendo io con “mettere Dio prima di ogni altra persona”.

 

Come seguire Gesù capendo i rapporti reali nella vita

Come seguire Gesù

Pensa alla cosa che più di tutte vorresti ricevere in regalo.
Il regalo più bello che qualcuno potrebbe mai farti.

Non porti limiti 😀

Ora immagina che una persona sappia perfettamente di cosa si tratta, conosca bene il tuo desiderio e ti faccia proprio quel regalo.

Una delle cose che più di tutte desideravi, forse la cosa che più di tutte volevi, questa persona te la regala.
Così adesso, per regalo, hai quel che avevi sempre desiderato.

Ti chiedo: per te sarà più importante il regalo ricevuto o la persona che ti ha fatto quel dono?

Io penso che la mia famiglia sia un dono meraviglioso. Ma non ci sarebbe se Dio non me l’avesse donata.
E penso che la salute, il mio lavoro, le mie capacità o la mia casa siano tutti doni meravigliosi. Ma non ci sarebbe niente di tutto questo se Dio non me li avesse donati.

E ogni persona che legge quel che scrivo, che segue i miei corsi, che mi dice di stare meglio anche grazie al mio aiuto, sia un dono straordinario. Ma neanche questo ci sarebbe senza che Dio me lo avesse donato.

Per quanto meraviglioso sia quel che abbiamo o desideriamo, sarà sempre “secondario” rispetto a Chi può farci dono di tutto ciò.

Così se metto Dio al primo posto, e lo preferisco a chiunque e qualunque cosa, non è perché disprezzo padri, madri, figli, fratelli sorelle o altro.

Ma solamente perché riconosco che tutto questo viene da Dio.
La conosci la favola di Esopo della gallina dalle uova d’oro?

C’era una gallina che faceva uova d’oro.
Il suo proprietario era felicissimo, dal momento che le rivendeva al mercato e ne faceva molti soldi.

Così un giorno decise di uccidere la gallina per avere tutte insieme le sue uova d’oro. Ma quando le aprì il ventre non ci trovò neanche un uovo.

Cosa contava di più: la gallina che generava ogni uovo, o l’uovo, che era un dono che lei faceva all’uomo?

Chiaramente non prendere questa metafora troppo alla lettera: non dico che noi dobbiamo usare Dio per arrivare a quel che desideriamo. Se così fosse, non ameremmo Dio per nulla.

Voglio solo sottolineare che il dono è sempre secondario rispetto a chi lo dona.

Io penso che “odiare” padre, madre, la moglie, i figli, i fratelli, le sorelle e perfino la propria vita, significhi capire che tutto questo, compresa e forse prima di tutto la nostra vita, sono doni che Dio ci fa.

Quando mi accorgo di questo, non devo più sforzarmi di preferire Dio, mi rendo semplicemente conto che Dio è già tutto quello che ho e tutto quello che potrei desiderare.

E in ogni gesto o sorriso delle persone che amo posso rivedere l’immagine e la dolcezza dell’amore di Colui che me la ha donate.

Non sono mie, sono Sue e le ha donate a me.

Però non sono “mie”, non mi appartengono le cose che mi ha donato.
Ma di questo, ne riparliamo 😉


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Chi ha scritto questa pagina:

Giacomo Papasidero

Mental Coach dal 2010, mi occupo di felicità ed emozioni da oltre 10 anni. Il mio obiettivo è insegnare che ognuno di noi può diventare più forte di qualsiasi problema. Questo per me significa diventare felici. Anche se ho tenuto un seminario all'Università di Parma e sono stato ospite a SKyTg24, la cosa di cui vado più fiero è la Scuola di Indipendenza Emotiva che ho avviato nel 2018, perché è un percorso chiaro, graduale e concreto che sta rivoluzionando la vita di tante persone.

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