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diventarefelici.it

Perché Dio permette il male (è anche molto evidente se ci pensi) 

Perché Dio permette il male?
Prima di risponderti a questa domanda, dovremmo però chiederci: Dio permette il male?

Quando ho scritto che condivido la frase di paolo “Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio“, ho spiegato che secondo me Dio lo permette.

Ma alcuni sostengono che non è possibile, che Dio non vuole che soffriamo, non vuole niente di male ma solo la nostra felicità

Già, questo è vero: Dio vuole la nostra felicità.
Se non fosse così, non ci amerebbe davvero.

Ma chi dice che dolore, malattia, morte, problemi, difficoltà, non siano necessari per la nostra felicità?

 

Perché Dio permette il male: la storia più importante lo dice chiaramente

Perché Dio permette il male

Dio amava Gesù?
Voleva che fosse felice?

Difficile sostenere che Dio non amasse Gesù.
Eppure, se ci pensi, Dio ha voluto una grande e atroce sofferenza per Gesù.

Dio chiede a Gesù di morire a 33 anni su una croce, come fosse il peggiore dei delinquenti (quelli per cui era riservato questo tipo di morte).

Dio chiede a Gesù di farsi umiliare, denigrare, offendere e ridicolizzare da persone che nemmeno sapevano chi fosse (mi riferisco ai soldati romani).

Dio chiede a Gesù di essere rifiutato dal suo popolo, ritenuto un pazzo, un bestemmiatore, e di venire ripudiato da tutti.

Dio chiede a Gesù di farsi torturare, di farsi flagellare, e quindi di morire perdonando coloro che gli hanno inflitto una simile morte.

Dio non voleva che Gesù soffrisse?
Dio non voleva che stesse male?

Ora ti propongo una lettura interessante.

Non è ingiusto che un uomo debba morire a soli 33 anni, con tutta la vita davanti, potendo portare il Suo amore a molti, guarire gli infermi e migliorare il mondo?

Non è ingiusto che un uomo semplice, onesto, integro, sia trattato come un impostore, un delinquente e sia considerato da tutti una persona da disprezzare e rifiutare?

Non è ingiusto?
Se una persona oggi avesse la stessa morte di Gesù, penseresti che Dio sia ingiusto a permettere un simile esito?

Dio non solo permette che Gesù muoia come sappiamo, Dio lo chiede proprio.
Non ha “lasciato al male il potere di“, ha chiesto a Suo figlio di fare tutto questo per amore Suo e di ognuno di noi.

Dio è stato ingiusto nel chiedere questo a Gesù?
E quando Gesù, sapendo cosa gli veniva chiesto dal Padre, spiega ai suoi discepoli come seguirlo, cosa offre?

Una croce.
Se qualcuno vuol venire dietro di me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua“.

In un passaggio molto intenso e bello, Martin Luther King suggerisce che la croce che ognuno si porta nel seguire Gesù, non è un soprammobile. “A cosa serve una croce?” chiede in modo retorico.

A cosa serve?

Se Dio ha chiesto a Gesù di morire, e in quel modo, per fare la Sua volontà, per quale motivo io dovrei pensare che questo non possa essere chiesto anche a me?

Per quale motivo Gesù può sopportare il “male” e io dovrei esserne esentato?
Gesù è venuto a dirci anche come arrivare a Dio e ha offerto la sua vita come modello.
Lui spesso dice: “Fate come me“.

Cos’ha fatto Gesù?

Se Gesù ha voluto donare la sua vita ed è stato pronto a sopportare tutto quello per me, che amore sarebbe il mio se non fossi disposto a fare altrettanto per Lui?

Perché Dio permette il male?
Non lo so.
E nessuno può saperlo.

Però credo fermamente che quel “male” concorra al bene di coloro che lo amano.
Credo fermamente che quel “male” faccia anch’esso parte del disegno di Dio.
Credo fermamente che quel “male” non avrà mia il potere di negarci l’amore di Dio, la felicità che cerchiamo.

Perché essere felici significa mantenere una pace profonda e solida nel nostro cuore e nella nostra mente, in fondo alla nostra anima, di fronte a tutto.

Anche alla “peggiore” delle situazioni.
Se accade, è perché Dio l’avrà permessa.
Se lo farà, allora so che sarà per me e non contro di me.

Che nel Suo amore, mi darà la forza per superare ogni ostacolo, e la capacità di vivere con serenità e gioia ogni mio passo.

Ti piace quello che scrivo?

Ogni giorno condivido la mia esperienza, ogni domenica lo faccio parlando di spiritualità.


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Mental Coach dal 2010, mi occupo di felicità ed emozioni da oltre 10 anni. Il mio obiettivo è insegnare che ognuno di noi può diventare più forte di qualsiasi problema. Questo per me significa diventare felici. Anche se ho tenuto un seminario all'Università di Parma e sono stato ospite a SKyTg24, la cosa di cui vado più fiero è la Scuola di Indipendenza Emotiva che ho avviato nel 2018, perché è un percorso chiaro, graduale e concreto che sta rivoluzionando la vita di tante persone.

Giacomo Papasidero

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Paola
Studente
Paola
15 giorni fa

vuoi ragionare intorno all’esistenza di Dio partendo già dal presupposto che Dio esista. Dio ha voluto che Gesù soffrisse. Questo può essere vero se Dio esiste, ma non è che il fatto che Gesù sia morto in croce e tutto il resto è la dimostrazione che Dio esiste.
Inoltre Gesù credeva in Dio, ovvio. Questo gli dava la forza di sopportare tutto, quasi, anche lui, pare, ha avuto un attimo di debolezza, e ci credo…
Un bambino a cui vengano inflitte le peggio cose, che non ha nemmeno la consapevolezza di dio o mica dio, spiegami che senso ha la sofferenza in una creatura piccola e inconsapevole, spiegami come fa a dire a sé stesso, se ha sofferto Gesù perché non dovrei soffrire io? Già dici non lo so. Ecco, è quel che continuo a dire io. Non lo so. Dopo di che ognuno decide di cosa nutrirsi per sopportare l’esistenza del male. Di una bella idea che ti dia la forza: Dio esiste e se ci credi nulla ti farà davvero soffrire. Tu fidati e andrà tutto bene.
oppure no, perché no? Perché quando è troppo è troppo e sui bambini è troppo.

Megumi Campanella
Coach
Megumi Campanella
15 giorni fa
In risposta a  Paola

a prescindere dal fatto se crediamo in Dio o no, il fatto di giudicare con forza il fatto che qualcosa sia davvero troppo, ci dà la possibilità di far sparire la violenza sui bambini o tante altre situazioni veramente impegnative? Sarebbe meraviglioso se, pur soffrendo noi, urlando che qualcosa sia veramente troppo, potessimo eliminare la sofferenza di tante persone. Quante volte pensavo a quanto avrei preferito prendere su di me quelle sofferenze che vedevo nelle persone che amavo perchè loro ne fossero liberati, ma non è in nostro potere farlo.

Non in questo modo, almeno, e non con la certezza di riuscire nel nostro intento.

A quel punto, a che serve star male pensando che qualcosa sia troppo? Che sia troppo, o molto o poco, l’unica cosa che possiamo fare è cercare di offrire il nostro contributo nei modi in cui possiamo, se possiamo (considerando che non potremo essere personalmente ovunque ma anche in molti modi indiretti) e possiamo fare questo soltanto se noi per primi diventiamo talmente forti e sereni da non lasciarci schiacciare dalla sofferenza altrui e ci spostiamo sempre dal giudizio del problema all’opportunità della soluzione.

Personalmente per me credere in Dio significa proprio questo: essere chiamata a offrire il mio contributo anzichè rimanere a piangere sulle situazioni, di qualsiasi situazione si tratti ma penso al tempo stesso che sia l’unica cosa sensata e utile che possiamo fare indipendentemente dalla nostra Fede 🙂

Paola
Studente
Paola
14 giorni fa
In risposta a  Megumi Campanella

Ciao Megumi!
Ti ringrazio per la tua risposta che condivido. La mia era solo una replica alla tesi secondo cui un motivo evidente per cui sarebbe semplice capire perché dio permette il male è pensare che se lo ha inflitto a suo figlio o diciamo al suo “prediletto” allora dovremmo accettare di buon grado di sopportare la qualunque anche noi.
Io credo che dato che di fatto non ci è dato di sapere cosa c’è al di là dei nostri cinque sensi o 6 se vogliamo includere anche il sesto con tutti i suoi limiti, è più saggio confidare in noi stessi. Mettersi nelle mani di dio è un po’ anche deresponsabilizzarsi se è vero che credere in lui equivale a dire non si muove foglia che dio non voglia. O è vera una cosa “dipende anche da me” o è vero il suo contrario “dipende solo da Dio”.

Megumi Campanella
Coach
Megumi Campanella
14 giorni fa
In risposta a  Paola

Concordo sul fatto che il rischio di deresponsabilizzarci ci sia, in base al modo in cui diciamo di credere in Dio . Ho visto molte persone ad esempio passare molto tempo a pregare chiedendo a Dio di evitare loro e ai loro cari sofferenze e problemi, affidandosi interamente a Dio mentre non facevano quasi nulla per cercare di dare il proprio contributo per cambiare la situazione. Sicuramente comodo affidarsi , “deresponsabilizzarsi” come dici tu. Piuttosto che rimboccarsi le maniche anche di fronte alla situazione più impegnativa. Che, ne sono certa, è poi ciò che Dio ci chiede 🙂

Mi torna in mente un racconto che Giacomo aveva condivido in newsletter circa tre anni fa su un pescatore che, trovandosi in alto mare in mezzo a una violenta tempesta, stava annegando e pregava Dio di salvarlo. Dopo poco arriva una barca e un uomo gli offe il suo aiuto ma il pescatore rifiuta dicendo che stava pregando Dio di salvarlo e che sarebbe stato Lui a salvarlo. E così per tre volte di seguito con altre barche.
Ora lasciando da parte il fatto che si tratta di un racconto in cui l’Aiuto era evidente, nella vita (e sapessi quante volte mi è personalmente successo!) ci troviamo a chiedere aiuto a Dio ma se, come dici tu, non ci muoviamo noi per primi a trovare le opportunità nascoste (a volte davvero molto ben nascoste! :D) dietro anche le situazioni più complesse e impegnative, di fatto è come se, fermandoci al problema e limitandoci a giudicare e stare male, stiamo sprecando tutte quelle preziose Opportunità di Aiuto che Dio , nonostante tutto, sempre ci offre 🙂

patrizia
Iscritto
patrizia
18 giorni fa

è vero che ognuno di noi porta una croce, pesante o leggera, ma pur sempre una croce; ma non capisco perchè Dio abbia voluto la morte del mio caro papà quando avevo solo un anno e le mie sorelle 2,11 e 14 anni e in seguito ha voluto che i miei quattro figli di 5 ,15 e 18 anni rimanessero anch’essi orfani del loro amato padre.
Ho smesso di domandarmi il perchè, solo perchè sono consapevole di non riuscire ad avere una risposta. Mia madre diceva di essere riuscita a dire “sia fatta la Tua volontà” ma io non riesco ad essere come lei, non ho ancora accettato queste perdite, mi sono solo abituata ad uno stato di cose, che quello che è successo è irreversibile e che devo andare avanti stringendo i denti e cercando sempre delle nuove risorse dentro di me.
Dio ha chiesto a suo Figlio di soffrire, ma perchè era necessario tanto dolore e sofferenza?

Najma
Iscritto
Najma
20 giorni fa

In questo periodo di quaresima nonché di pandemia l’argomento è davvero calzante. Ognuno di noi ha la propria croce da portare e deve farlo da solo. Ci può capitare di incontrare anche noi un cireneo disposto a darci una mano, ma sarà per un breve tratto di strada.

Emanuele Poli
Studente
Emanuele Poli
21 giorni fa

Grazie per quello che scrivi
Sei bravissimo e stai svolgendo un Santo servizio Cristiano il cui valore in molte persone si rivelerà incommensurabile
Buona serata Carissimo

Elisa
Iscritto
Elisa
21 giorni fa

Secondo me Dio ha voluto che Gesù amasse gli uomini in modo totale, fino ad abbandonarsi nelle loro mani. Gesù ha seguito il disegno del Padre con determinazione, come ci dice anche quel passaggio del Vangelo dove è scritto che “indurì il suo volto” andando a Gerusalemme, dove avrebbe trovato la morte. Contro di lui si sono uniti il potere politico e religioso che volevano liberarsi di un personaggio scomodo. Nella Croce, però, il massimo male, la morte di Dio, è divenuta il massimo bene, dono di salvezza per tutti. Noi prendiamo, Lui si dona. La Croce rimane, per me, sempre un Mistero da contemplare e penso che se Dio permette il male noi possiamo credere fermamente che Lui è vicino a noi nella sofferenza.

Lidia
Ospite
Lidia
21 giorni fa

Il perché Dio permette il dolore,la malattia e morte di tanti bambini, di tante persone buone innocenti, bho non lo sapremo mai, non in questo mondo. Ognuno ha la sua spiegazione, ma oggi il sacerdote a Messa ha detto: “riflettiamo su cosa possa aver spinto Giuda a tradire, cosa ha spinto la folla a gridare contro Gesu, cosa ha spinto Pilato a condannare Gesu…e cosa spinge noi, oggi dopo che Gesu è morto per noi, cosa ci spinge ad essere ancora così cattivi, cosa ci porta a fare il male e non il bene. Queste domande sono fondamentali per vivere la settimana santa e la Pasqua”. Buona domenica delle Palme

Michele
Iscritto
Michele
17 giorni fa
In risposta a  Lidia

Provo ad andare un passo oltre al definirci “cattivi”. Mi viene da pensare che quando siamo “cattivi”, in realtà non facciamo altro che soddisfare i nostri bisogni senza tener conto dei bisogni dell’altro. La nostra intera cultura si basa su questa mentalità, ma questo puo’ essere cambiato. Con la pratica possiamo imparare a mediare, e a trovare nuove strategie, che tengano conto dei bisogni di tutti.

Sergio Gallo
Iscritto
Sergio Gallo
21 giorni fa

Dio è al di fuori del tempo,quindi il suo “creato” lo è, quindi anche noi .Lo Spirito è immortale e noi ne siamo una parte.Penso.

Daniela
Iscritto
Daniela
21 giorni fa

Ciao Giacomo, la destinazione (il destino) è unica ma le strade per giungerci sono infinite (individuali), diverse per ognuno…
Quello che sto per scrivere, lo dirò sulla base del mio viaggio personale, senza voler quindi avere la presunzione che le mie parole possano risultare vere in assoluto, mi auguro però che vengano quantomeno percepite come verosimili e che riescano ad aprire dei varchi nella visione comune e che possano insinuare dei dubbi, delle domande…
Credo che le scritture sacre vadano lette in chiave prettamente allegorica e che arrivino e allo stesso tempo siano dirette, a profondità della psiche che esulano dalla cultura e dalle distorsioni di massa.
Ora, e se Gesù rappresentasse quella parte della nostra coscienza totale più ricettiva, intuitiva, femminile (l’anima, figlia di Dio, dell’infinito, di una coscienza universale), che ci parla attraverso l’emisfero destro del cervello tramite un linguaggio sottile, fatto perlopiù di sensazioni e che la nostra cultura ci ha insegnato sin da piccoli ad ignorare, mettendola a tacere, “crocifiggendola”, lasciandola appunto morire sulla croce… esaltando invece l’altra parte della coscienza, quella più attiva, razionale, maschile (l’ego, figlio dell’uomo, dell’identità individuale ma anche Satana se vogliamo…, l’emisfero sinistro) estremamente utile in una società poco lungimirante e fondata sulla logica del potere e del profitto a oltranza…
E se i fatti raccontati nella Genesi non si riferissero a degli eventi iniziati e finiti con l’origine dell’universo ma ci descrivessero le fasi di un processo di creazione in costante divenire in cui il figlio di Dio è parte attiva ed essenziale?
E se affinché ciò sia possibile si rendesse necessario prendere la propria croce (le illusioni, le regole indotte, gli schemi di pensiero appresi ecc…) per seguire il proprio intuito e potersi così liberare dal “male”?
Abbiamo tutti la possibilità di sapere, di conoscere… nel senso che disponiamo di un sapere innato, sempre rappresentato da Gesù e da quello stesso intuito, il nostro grillo parlante, che ci guida passo passo nel nostro percorso di riconoscimento prima, e di unione poi, con l’altra metà di noi stessi.
Amore.

Franco
Ospite
Franco
21 giorni fa

Tema delicato che affronto con grande cautela e rispetto anche dopo aver visto intorno a me alcuni credenti attraversare malattie terribili e progressive con fede in Dio fino alla morte, ma serenamente! La risposta che mi sono dato è che Dio fa tre valutazioni differenti da me: 1. La prospettiva (noi facciamo bilanci a breve termine Lui con l’eternità). 2. Il valore delle cose materiali x me è prevalente; x Dio prevalgono i valori spirituali. 3. La capacità di soffrire x noi è contro natura; x Dio è espandibile e giustificabile secondo le Sue risorse. Molto bello l’esempio citato di Gesù che troviamo descritto nell’intimo in Isaia 53. Certo il piano di Dio era l’Eden, i primi uomini erano immortali, poi il peccato di disubbidienza ha prodotto tutti i disastri conseguenti, ai quali c’è un solo rimedio (vedi sempre Isaia 53).

Sergio Gallo
Iscritto
Sergio Gallo
21 giorni fa

Penso che la “morte” sia stata scelta per dare maggiore evidenza al suo messaggio. Non certo per esibizionismo, solo per ragioni storiche. Di queste,però, non è questo il luogo (secondo il coach).

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